Congruenza

 

La congruenza esprime il concetto che la persona “è disponibile ai propri sentimenti, ed è perciò capace di viverli, di essere in rapporto con loro e di comunicarli, se è opportuno” (Rogers, 1961).

Nel terapeuta la congruenza si esprime nell’essere una persona ben integrata e autentica.

Essere integrato rappresenta la condizione che permette al terapeuta di essere in contatto con i propri sentimenti ed emozioni a livello esperienziale e con ciò che accade, e di accettare la spinta che deriva dalla sua tendenza attualizzante.

1. dimensione emozionale, ossia la capacità di essere in contatto con i propri sentimenti;
2. dimensione cognitiva, ossia la capacità di riconoscere e abbandonare i propri costrutti rigidi;
3. dimensione motivazionale, ossia la capacità di riconoscere e accettare la propria tendenza attualizzante.

Le tre dimensioni: emozionale, cognitiva e motivazionale sono inserite nel processo di funzionamento ottimale della persona:

esperienza ⇒valutazione organismica ⇒simbolizzazione corretta ⇒risposta funzionale

L’essere autentico significa poter comunicare i sentimenti e le disposizioni che fluiscono nell’organismo attraverso l’experiencing, e tale processo porta all’apprendimento e alla crescita della persona.

L’essere autentici significa poter comunicare i sentimenti e le disposizioni che fluiscono nell’organismo attraverso l’experiencing determinato dal processo di empatia, e tale processo porta all’apprendimento e alla crescita di entrambi gli individui. Questa è la condizione che consente al terapeuta e la persona che fa psicoterapia un ampio spazio alla crescita verso la maturità psicologica.

L’incongruenza è viceversa il non essere in contatto con i propri sentimenti e quindi con l’esperienza reale dell’organismo e la rappresentazione dell’immagine di sé che si sta vivendo in quella specifica esperienza; la conseguenza è una conflittualità interiore che sfocia nella incongruenza, la quale per essere risolta, a livello cosciente, conduce l’individuo a elaborare l’esperienza in modo distorto con manifestazioni di possibili ansie e disorganizzazioni. E’ in questa fase che l’individuo “subcepisce” la sua incongruenza, ossia avverte l’esperienza come minacciosa per il sé anche se il contenuto della minaccia non è chiaro.