Ansia e depressione campanelli d’allarme di malattie fisiche

Ansia e depressione possono essere campanelli d’allarme di malattie fisiche.

Da una recente indagine infatti, è emerso che le persone con soffrono di disturbi d’ansia e di depressione anticipano altre patologie fisiche e sintomi somatici come malattie cardiache, alta pressione sanguigna, artriti, mal di testa/emicranie, dolori alla schiena (lombari), disturbi gastrici (mal di pancia, mal di stomaco).

Tali patologie e disturbi -ansia e depressione- hanno gli stessi effetti a livello fisico sulle persone come e anche in maniera più forte di patologie come l’obesità ed il fumo da sigaretta.

Lo studio è stato condotto su 15.000 persone con un’età media di 68 anni e sono stati osservati in un arco temporale di quattro anni.

Delle 15.000 persone osservate, 2.225 soffrivano di disturbi d’ansia e di depressione.

Le suddette 2.225 persone, in sostanza, hanno maggiore probabilità di avere malattie e patologie fisiche rispetto alle altre persone che hanno un buona salute mentale.

E’ fondamentale comprendere che curare l’ansia e la depressione sono fondamentali per la salute, fisica e mentale.

E’ emerso infatti che hanno il 65% di probabilità che sviluppino malattie cardiache, che hanno il 64% di probabilità avranno un ictus ed il 50% di probabilità di aver problemi di alta pressione sanguigna e l’85% di probabilità di problemi di artrite. Queste alte probabilità di rischio sono simili a quelli riscontrati nei partecipanti con problemi di obesità e che sono fumatori.

E’ stato scoperto che i sintomi come il mal di testa, i problemi gastrici (pancia e stomaco), dolori alla schiena e fame d’aria erano superiori per coloro che soffrivano di disturbi d’ansia e di depressione. Ad esempio la probabilità di soffrire di mal di testa era del 161% rispetto alle persone con problemi di obesità e fumatori.

Gli autori (O’Donovan e Niles) affermano inoltre che “i sintomi dell’ansia e della depressione sono fortemente collegati a poca salute fisica e nonostante ciò, queste condizioni continuano a ricevere limitate attenzioni nelle istituzioni che si occupano della cura primaria rispetto al fumo e all’obesità”

Attualmente la depressione è stata considerata, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, la causa principale di disabilità, tra le malattie psicologiche e fisiche.

Bibliografia

Niles, A. N., & O’Donovan, A. (2019). Comparing anxiety and depression to obesity and smoking as predictors of major medical illnesses and somatic symptoms. Health Psychology, 38(2), 172-181.

ScienceDaily “Depressione, anxiety may take same toll on health as smoking and obesity”

Foto:Pixabay

Il diario alimentare psicofisico: come compilarlo

Come compilare il Diario Alimentare psicofisico

E’ importante sottolineare che compilare il diario alimentare significa registrare ogni cosa che viene ingerita, come caramelle, snack, caffè, ecc.

E’ utile compilare per un mese o comunque finché non siate perfettamente consapevoli di cosa mangiate e di cosa bevete. Si può ricominciare nei periodi in cui vi rendete conto di perdere il controllo sul vostro stile alimentare o periodi di stress e malessere.

Ciascun foglio è diviso da otto colonne in tutto.

  • Colonna 1 e 2 – Data e ora. Indicate l’ora in cui  state mangiando e/o bevendo qualsiasi cosa.
  • Colonna 3 – Dove sono?Indicate il luogo in cui state mangiando o bevete. Inserire se siete soli o in compagnia e con chi.
  • Colonna 4 – A cosa sto pensando? Mentre si cerca di masticare qualcosa cercate quale pensiero o immagine o odore vi è venuto in mente un momento prima vi ha posto in tale situazione e trascrivetelo.
  • Colonna 5 –Emozione/i. Segnate qual è l’emozione che state provando collegata mentre state alla ricerca del cibo o quel secondo prima collegata a cosa sto pensando.
  • Colonna 6- Cosa mangio/cosa bevo? Scrivere il tipo di alimento o liquido ingerito.
  • Colonna 7-  Strategia alternativa salutare. Cercare di pensare e soprattutto di fare una strategia alternativa, tipo faccio una camminata, chiamo un’amica, vedo un bel film.
  • Colonna 8- Quantità. Se volete aggiungere il peso va bene, ma potete inserire le misure come ad es. due piatti di pasta, 3 bicchieri di vino, 6 caffè,10 caramelle…

Ad esempio

Dove sono?: A casa da solo/a, nella camera da letto.
A cosa sto pensando?: Tizio non mi vuole bene
Emozione? Tristezza e rabbia
Cosa mangio? Quattro grandi cucchiaiate di nutella
Strategia alternativa? Esco a fare una passeggiata

A seguire un esempio di diario alimentare


Blocco psicologico nello studio negli adolescenti

Che cos’è un blocco psicologico nell’adolescente?

Ad esempio: Quando vediamo che nostro figlio o nostra figlia non rende a scuola o pensiamo che sia “svogliato” e lo incitiamo ad andare avanti o lo minacciamo, sicuramente tutto ciò non fa che peggiorare il vissuto del ragazzo e della ragazza adolescente.

Vediamo innanzitutto che cos’è il blocco psicologico nello studio ?

Rappresenta una condizione psicologica e fisica che non permette all’adolescente di concentrarsi ed elaborare i contenuti – e quindi di apprendere-, a prescindere dal livello di motivazione a farlo.

Quindi anche se l’adolescente vorrebbe studiare, c’è qualcosa “dentro/ o fuori di lui/lei che glielo impedisce.

A questo punto approfondiamo come si può manifestare un blocco psicologico?

Tenendo presente che sono molteplici le situazioni e relativi vissuti in cui l’adolescente vive un blocco psicologico per lo studio.

Spesso lo studente si presenta al “colloquio” esponendo, appunto, diversi malesseri e possono essere:

  • sensazione di svogliatezza,
  • difficoltà di applicazione, incapacità di memorizzare,
  • irritabilità, ansia, ritiro sociale, vomito, mal di pancia,
  • difficoltà di cui non sa dargli un senso, come per esempio possono comunicare “non so perché mi succede”
  • descrive il blocco come una chiaro esito di una situazione o evento, come per esempio comunicano “mi succede da quando…situazioni di rendimento insufficiente e dubbi sulla scelta della scuola”.

Da cosa può dipendere questo blocco?

Partiamo dal tenere ben chiaro in considerazione che l’adolescente, in quanto tale, è caratterizzato da un vero e proprio cambiamento, passaggio e trasformazione ormonale/fisico, psicologico e sociale. Sta costruendo infatti, la propria identità al di fuori della famiglia. Quindi, si denota una fase di vulnerabilità, ma che allo stesso tempo di scoperta e di crescita. L’adolescente proprio per la costruzione di un proprio sé, a volte si può sentire disorientato, la conflittualità siano tipiche e normali fasi di “crisi” adolescenziali.

Dati OCSE- Cosa accade ai nostri studenti italiani?

Per rispondere a questa domanda possiamo parlare dell’indagine condotta nel 2015 dal titolo “il benessere degli studenti adolescenti” di 15/16 anni presentata dall’OCSE-Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico a cui appartengono 80 stati mondiali.

Dall’indagine è emerso che ciò che caratterizza gli studenti italiani è un livello di ansia vissuta dagli adolescenti decisamente più elevato degli altri Paesi; infatti il 56,4% degli adolescenti intervistati afferma “che si sentono molto nervosi quando devono studiare”, contro una media dei paesi OCSE: del 36,6%. E ancora il 70,2% va in “forte ansia quando deve affrontare una valutazione scolastica, anche se preparato.

Riguardo l’importanza dei genitoririsulta che il 96,dei genitori risulta “interessato alle loro attività scolastiche” e che l’89% degli intervistati sono “sostenuti dai genitori quando incontrano delle difficoltà a scuola”.

Su questi ultimi dati può diventare un punto di forza il sostegno del genitore al proprio figlio, sostenendolo in modo empatico nel fronteggiare le difficoltà legate all’ansia a scuola. Un possibile punto di debolezza il sovraccarico emotivo trasmesso dal genitore ai proprio figlio. Purtroppo oggi i nostri adolescenti e soprattutto, a quanto pare, leggendo i dati OCSE, sentono una pressione della nostra società che non dà garanzie per il loro futuro e sono immersi in un mondo in rapido e in continuo mutamento.

Che cos’è l’ansia scolastica?

Innanzitutto i disturbi d’ansia sono caratterizzati dall’emozioni come la paura e ansia eccessiva con disturbi comportamentali correlati.

La paura è un’emozione legata ad una minaccia imminente, reale o percepita. L’ansia è l’anticipazione di una minaccia futura. Avere un ansia evolutiva normale, che prepara ad affrontare una prestazione, è del tutto naturale e fisiologica. Un segnale di un eccesso di ansia, non fisiologica, è data da una sopravvalutazione del pericolo nelle situazioni che si temono o si evitano tenendo conto del contesto sociale e culturale.

L’ansia scolastica nasce dal normale bisogno di essere amati e visti e considerati e allo stesso tempo dalla paura di essere rifiutati e ridicolizzati. Essa racchiude la paura dell’insuccesso, del giudizio negativo, il timore di non essere capaci di superare la prova che si deve affrontare.

Bisogna sapere che l’ansia può causare disabilità e tendere quindi alla cronicizzazione. Ma lavorare con una psicoterapia rogersiana può essere funzionale alla autoregolazione autoconservazione e diminuzione e cambiamento verso la l’ansia in forma patologica. La valutazione del livello di ansia, con una certa frequenza e pervasività va comunque sottoposta ad un psicologo specialista psicoterapeuta.

Come l’intervento dello psicologo psicoterapeuta può aiutare a superare lo sblocco?

Si può chiedere un’incontro con uno psicologo per valutare il vissuto e decidere se intraprendere un counselling psicologico o una psicoterapia rogersiana.

Il counselling mira a risolvere un problema circoscritto, ad esempio “ non ce la faccio a studiare in quanto questa scuola non mi piace” si lavorerà sull’analisi del problema nel quale ci sono dei sentimenti correlati e a sua volta dei bisogni che sottendono e che emergeranno. Un lavoro su il rapporto con sé stessi e con gli altri, nonché i problemi nel rapporto con i propri bisogni (bisogni che sono cioè soddisfatti insufficientemente o in modo inadeguato).

Dall’altro la psicoterapia lavora sulla persona per intero, dal punto di vista esistenziale. Il problema di studio, seppur e ovviamente concreto, può svelare anche qui la copertura di altri problemi personali, più destabilizzanti e meno accessibili. Appaiono elementi di rivendicazione e bisogni di risarcimento e di leggittimazione.

Attraverso un clima autentico, accettante ed empatico facilita nell’adolescenza, un abbassamento delle difese riappropriandosi delle sue risorse interne, del proprio potere personale.

Entrambe, il counselling e la psicoterapia rogersiana lavorano utilizzando l’accettazione positiva incondizionata, l’empatia e la conguenza del terapeuta.

L’obiettivo dell’approccio è di “rimettere in movimento la tendenza attualizzante che spinge verso l’armonia del proprio essere” (Colombo,2011); ossia verso lo sviluppo, la realizzazione delle sue potenzialità (Rogers).

La consulenza psicologica aiuta l’adolescente in crisi a meglio tollerare le tanti percezioni di se stesso. Se l’adolescente matura delle rappresentazioni di sè allineate con le aspettative di crescita e sviluppo tutto procede per il meglio, altrimenti si apre lo scenario della crisi.

Ad ogni modo sia nella psicoterapia cosi come nella counselling diventano efficaci assicurando le condizioni che contribuiscono allo sviluppo e alla tendenza positiva (Rogers, 1961).

Autostima verso narcisismo

Autostima verso narcisismo

Che cos’è e cosa rappresenta l’autostima nell’essere umano?

L’attenzione sociale e individuale verso l’autostima rappresenta uno dei fattori psicologici relativamente recenti.

Il primo a definire l’autostima fu W. James (1890), caratterizzandola quale “bisogno necessario all’uomo per la propria sopravvivenza”. N. Branden (1981) descrive l’autostima quale “integrazione tra il senso di autoefficacia e il senso del valore personale”; quest’ultimo attribuisce all’autostima un impatto potente sulla salute della persona considerandola il “sistema immunitario della coscienza”, quale generatore della capacità di affrontare situazioni di difficoltà.

L’autostima rappresenta l’atteggiamento che la persona ha introiettato nel proprio sé, quale frutto della trasmissione genetica, dell’introiezione dei costrutti connessi alle relazioni affettive e dell’esperienza diretta di vita.

Con la teoria di C. Rogers si può spiegare il processo di sviluppo personale orientato alla tendenza intrinseca della conservazione, regolazione e realizzazione proprio dell’organismo, quale unità psicofisica totale della persona. Purtroppo non sempre la realizzazione del “sé organismico” è possibile, in quanto la relazione con l’ambiente e con le figure criterio di riferimento -famiglia, parenti, insegnanti, ecc-, che soddisfano il bisogno di considerazione positiva della persona, possono influenzare l’acquisizione e la simbolizzazione dell’esperienza percepita, determinando così l’insorgere o meno dell’incongruenza tra il sé organismico o reale e il sé idealizzato.

Durante lo sviluppo personale si forma il nocciolo “duro” dell’autostima, che gradualmente diventa stabile, ma è in grado di modificarsi nel corso dell’esistenza.

Con l’autostima si attribuisce un valore a sé e ci si sente in grado di saper scegliere, decidere e affrontare le sfide della vita. Si può affermare che l’autostima riguarda la considerazione che la persona ha di sé, riguardo le sue capacità personali e relazionali.

Qual è la linea d’ombra che demarca la qualità dell’autostima da valore adattivo naturale dell’essere umano ad un attributo narcisistico maladattivo?

La linea d’ombra che determina il valore adattivo o maladattivo, è influenzata da quanto il bambino ha potuto sviluppare durante la crescita il “sé reale”, o l’ha dovuto negare per potere essere amato dalle figure criterio. Nelle persone con una crescita condizionata, di tipo narcisistico maladattivo,  sono cresciute con ricompense di qualcosa che non hanno realizzato, o riconoscimenti vuoti, privi di uno reale raggiungimento di un obiettivo. Sono stati bambini che i genitori in qualche modo, più o meno subdolamente, hanno manipolato e condizionato, orientandoli verso scelte legate alla “perfezione irrealistica”, necessaria a soddisfare il bisogno di apparire come migliori degli altri oppure per assumersi il ruolo di adulto per accudire genitori malati, tossicodipendenti, depressi, ecc.

Questi bambini adultizzati e resi “i migliori” irrealisticamente, hanno rinunciato ad amare ed instaurare relazioni interpersonali con il valore del rispetto e dell’empatia per l’altro.

Le persone con un assetto narcisistico, da nevrotico a patologico –disturbi di personalità-, in cui l’autostima è esagerata o molto bassa – narcisista overt e covert– rappresenta una degli atteggiamenti e comportamenti messi in risalto dalla letteratura scientifica.

Dando una visione morfologica del narcisista, esso può essere raffigurato “gonfiato come un baloon” in cui fuori è perfetto, ma dentro è vuoto. Tale persona deve essere costantemente ammirato per poter mantenere gonfia l’autostima, sotto tale maschera di grandiosità nasconde la sua vulnerabilità e insicurezza. E come dire che è una falsata, innaturale autostima.

E’ necessario essere consapevoli del fatto che oggi viviamo tutti in una società narcisistica, dove i mass media e i social network favoriscono e accrescono canoni irrealistici con cui la persona deve confrontarsi a quell’immagine tanto cara a Narciso.

Bibliografia

Rogers C.R. (1977)On Personal Power, New York, Delacorte Press (trad. it. Potere Personale, Roma, Astrolabio, 1978).

Branden, N. (1981)The Psychology of Self-Esteem, New York, Bantam Books, 1981

Loren, A. (1983)NARCISISMO. Denial of the True Self, Macmillan Publishing Company (trad. it. IlNarcisismo. L’identità rinnegata, Milano, Feltrinelli Editore, 1985).

Wink, P. (1991). Two faces of narcissism. Journal of Personality and Social Psychology, 61, 590-597.

Wink, P. (1992). Three narcissism scales for the California Q-set. Journal of Personality Assessment, 58, 51−66

6 buoni motivi per compilare il diario alimentare

6 buoni motivi per compilare il diario alimentare: uno strumento per puntare sulla salute 

Perché è utile compilare il diario alimentare?

Compilare il diario alimentare psicofisico porta i seguenti vantaggi:

  • aumenta l’efficacia di una sana alimentazione
  • sostiene la persona nell’autoconsapevolezza
  • promuove l’autoregolazione della persona nelle proprie abitudini alimentari
Effetti negativi di una scorretta alimentazione
L’Organizzazione mondiale della sanità ha stimato che circa 1/3 delle malattie cardiovascolari e dei tumori potrebbero essere evitati se le persone mangiassero in modo più salutare. Queste malattie quindi sono a esordio multi fattoriale, ossia di natura biopsicosociale.

Perché ha questi effetti sulla persona? In quanto il comportamento alimentare è il risultato dell’interazione tra gli aspetti biologici, socio-ambientali e  psicologici di una persona; quindi esso ne é influenzato.  Vediamo che cosa significa.

Come i tre aspetti influenzano, un corretto o un scorretto, comportamento alimentare.

  1. Nella sfera biologica rientrano le alterazioni genetiche, endocrine, malattie neurologiche e psichiatriche e alcuni farmaci che incidono sul peso e sull’alimentazione. A titolo esemplificativo nelle forme genetiche, degli studi hanno messo in luce l’esistenza di un gene che predispone la persona a farla ingrassare. L’ipotiroidismo e farmaci antidepressivi, le benzodiazepine, ecc. Spesso risultano responsabile dell’aumento del peso corporeo. 
  2. Nella sfera sociale fanno parte la cultura di appartenenza, la famiglia, la qualità delle relazioni, i colleghi, gli amici, i mass media, il costo degli alimenti e la sicurezza alimentare. Tutto ciò influenza e determina la scelta un certo tipo di alimentazione a scapito di altre, magari più salutari, ma per esempio più costosa. 
  3. Nella sfera psicologica appartengono il livello di autostima, l’umore, lo stress emotivo, il senso di colpa, le credenze, stili –coping– ossia come si affrontano delle situazioni problematiche o delle decisioni da prendere e la personalità. Tutte queste caratteristiche di una persona incidono sulla ricerca di una certa tipologia e quantità di cibo. 

Gli aspetti biologici, sociali e psicologici, quindi incidono, a vario titolo, sulle abitudini alimentari, alcuni esempi degli effetti negativi sono l’obesità, la malnutrizione ed i rischi cardiovascolari.

L’obesità e la malnutrizione, a loro volta, possono portare a vere e proprie patologie legate all’alimentazione come il diabete e il disturbo del comportamento alimentare-DCA (anoressia, bulimia, binge-eating, ecc).

I rischi cardiovascolari a loro volta possono comportare infarto e arteriosclerosi.

Quali sono i 6 motivi per cui è utile compilare il Diario alimentare psicofisico?

  1. Mangiare sano. Nel caso si voglia cominciare una dieta, è importante sapere che la ricerca ha dimostrato che le persone che hanno seguito una dieta, nella maggioranza dei casi hanno recuperato i chili che avevano perso. Il recupero del peso perso è avvenuto, anche se la dieta era stata prescritta da un medico o da un nutrizionista ed era associata ad attività fisica (Sumithran P., Proietto J. 2013). Infatti, solo il 3% delle persone ha mantenuto al 100% i chili persi con la dieta, mentre  solo il 28% ha mantenuto il 10% dei chili persi. Quindi, considerando l’alto rischio di recuperare i chili che faticosamente sono stati persi, compilare il diario alimentare psicofisico diventa un sostegno nei “momenti di cedimento” o di “avere un controllo di cosa ci sta accadendo in un certo periodo” e di “cosa stiamo mangiando”.
  2. Percezione del rischioMolte volte mangiare caramelle o dolci o altro, avviene in modo automatico e quindi non ci soffermiamo a considerare il contributo calorico che essi hanno ed il perché sostanzialmente si mangiano. Compilando il diario alimentare psicofisico completo, aumenta il livello di percezione, e conseguentemente di autoconsapevolezza – emotiva e cognitiva- del comportamento rischioso che si attua. Inoltre, aumentando la consapevolezza cresce la motivazione alla salute alimentare e quindi può rappresentare un incentivo ad un abitudine alimentare adeguata.
  3. Emotività. Il mangiare emotivo riguarda un comportamento alimentare nel quale il cibo diventa un rifugio comfort food dalle emozioni e che apparentemente ci fa sentire meglio. Questo “cibo-rifugio” ha l’obiettivo di colmare i vuoti emotivi causati da vissuti, come a titolo esemplificativo quali litigi, lutti e insoddisfazioni personali e/o lavorative. Il mangiare emotivo, spesso avviene in modo improvviso e senza consapevolezza. Purtroppo, la sensazione che sentiamo di “vuoto”  e l’emozione negativa percepita, come ad esempio la rabbia o la noia non può essere colmata che nel solo momento in cui si ingerisce il cibo. Tutto ciò, a sua volta, comporta anche un senso di colpa che la persona vive, per ciò che ha mangiato. Questo senso di colpa unito con il vissuto negativo della situazione non fa che peggiorare lo stato in cui ci si trova. L’uso e la compilazione del diario alimentare psicofisico completo, sostiene e facilita nella consapevolezza di cosa sta accadendo in quel momento e aiuta a trovare strategie alternative più funzionali e più sane.
  4. Autostima.  L’autostima riguarda l’integrazione tra il senso di autoefficacia – esempio ce la posso fare a non mangiare tanti cioccolatini quando mi sento solo/a- e il senso del valore personale -esempio mi merito di stare bene. Essa influenza i nostri atteggiamenti, le nostre aspettative e le nostre decisioni nei diversi ambiti della vita. Nello scrivere nel diario alimentare, l’emozione provata e il significato della situazione in cui ci si trova in quel momento aiuta ad accrescere l’autoconsapevolezza e autoefficacia e apre alla possibilità di autoregolazione alimentare.
  5. Credenze alimentari.  Le credenze rappresentano delle convinzioni personali sull’alimentazione e sul proprio benessere, frutto delle esperienze personali, delle abitudini familiari, ma anche di immagini veicolate dai mass media. E’ così un atteggiamento di chi riconosce per vero o per falsa una certa “opinione”. Compilando il diario alimentare, quindi si può mettere in discussione una certa credenza, come per esempio, “se mangio un cioccolatino al giorno non mi fa male” e conseguentemente a ciò modificare la credenza che soggiace a quel certo tipo di comportamento. Questo significa che sulla base di una certa credenza prevedo la sua azione.
  6. Credenze di autoefficacia. La credenza di autoefficacia rappresenta la credenza personale sulle proprie capacità di affrontare con successo delle difficoltà o compiti che si pongono in determinate situazioni (Bandura, 1997). Partendo dal presupposto che è poco realistico che una persona coltivi la sua autoefficacia in tutti gli ambiti di vita, ma può essere intenzionata a mangiare sano e perdere peso, con una credenza di autoefficacia percepita nel raggiungere tale obiettivo. In questo caso è utile compilare questo tipo di diario alimentare per aumentare o sviluppare il livello di autoefficacia nell’adottare comportamenti salutari.

Se nel leggere questo articolo, notate che dal punto 2 al punto 6 ci sono elementi che vi rispecchiano, oppure già siete consapevoli o scoprite di esserlo che per voi rimane difficile applicare il diario alimentare psicofisico potete contattarmi per un colloquio.

Qui troverete il Diario alimentare e come compilarlo

Lavorare con un psicologo alimentare sostiene nel percorso di cambiamento che si vuole intraprendere, sia nel dimagrimento che nella gestione dell’emozioni e del senso di autoefficacia.

Bibliografia

Zucconi A., Howell P. (2003) La Promozione della salute. Ed. la meridiana, Molfetta (Ba)

Petrillo G., Caso D.(2008) Promuovere la salute nei contesti educativi. Ed. Franco Angeli, Milano

Sumithran P., Proietto J. (2013) The decente of body weight: a physiological bassi for Dwight regain after Dwight Moss. Clinical Science, 124, 231-241 Great Britain

Alleri P., Ruocco, R. (2017) Il “peso” delle emozioni. Conoscere affrontare e vincere l’obesitá. Ed. Franco Angeli, Milano

MINISTERO DELLA SALUTE. (2013) Appropriatezza clinica, strutturale e operativa nella prevenzione, diagnosi e terapia dei disturbi dell’alimentazione. Ministero della salute.n.17/22, luglio-agosto

Gockel R. (2008) Donne che mangiano troppo. Quando il cibo serve a compensare i disagi affettivi. ED. UNIVERSALE ECONOMICA Feltrinelli, Milano

Bandura A. (1997) Self -efficacy. The exercise of control. New York, Freeman; trad. it. Autoefficacia. Teoria e applicazioni. Erickson, Trento, 2000

Narcisismo e social network

Nella società odierna l’aderenza al valore del potere e dell’immagine favorisce una cultura narcisistica, in cui predomina l’apparire e l’instaurare relazioni superficiali piuttosto che l’essere e il “mettersi in gioco” in relazioni profonde. Ed è la rete terreno fertile anche per la crescita, per lo sviluppo e per il mantenimento del narcisismo.

Il profilo della persona narcisista nei social network 

Il narcisismo si riferisce a tratti di personalità che rispecchiano un “gonfiato” e grandioso senso di sé. Le caratteristiche predominanti riflettono un pervasivo senso di unicità e un sentimento che “tutto gli sia dovuto”.

A livello relazionale la persona, con una prevalenza di tratto narcisista, tende a non investire su relazioni durature e nega a sè stesso sentimenti quali il calore affettivo, l’intimità e l’empatia. La persona con un tratto narcisistico, nei casi di persona legata all’importanza dell’immagine, è molto capace di intraprendere velocemente relazioni e di manipolarle per apparire popolare e una persona di successo.

Utilizza le relazioni interpersonali per aumentare e/o mantenere alto il suo senso di autostima; è come se la persona per sentirsi viva ha necessità di essere ammirato dagli altri. Questa necessità si coniuga molto bene dal nuovo modo di relazionarsi e comunicare attraverso i social network, come facebook, istangram, myspace, ecc.

I social network diventano dei “catalizzatori” del suo apparire affascinante, del suo sentirsi ammirato per soddisfare il bisogno di riconoscimento e di superiorità. In tal senso il narcisista infatti, viene anche paragonato ad un vampiro affettivo.

Perché il narcisista utilizza il potere dell’immagine?

Il narcisista utilizza il fascino sia con l’intento di instaurare relazioni sessuali effimere che per stabilire relazioni amicali, al fine di essere sostenuto nell’autostima, nel profilo covert-celato, idealizzando l’altro e quindi di riflesso sé stesso,  e di mantenere un’alta autostima nel profilo overt-manifesto (vedi Narcisismo overt e covert: le due facce della stessa medaglia).

Il potere dell’immagine nei social network serve ai narcisisti, nella vita virtuale come nella vita reale, in quanto come afferma Lowen (1983)

“è un gioco di potere, come lo è ogni manovra seduttiva”.

Il potere lì protegge dalle umiliazioni che hanno subito nell’infanzia dalle persone criterio (genitori o chi ne ha fatto le veci, insegnanti, ecc), le quali a loro volta utilizzavano il potere come mezzo di controllo (sia fisico che psicologico).

Nelle tipologie di persone caratterizzate da un prevalente tratto narcisistico, in base alle ferite del sé scaturite dalla relazione di attaccamento “non sana” e da un assetto biologico predisponente, si può arrivare fino ad un disturbo di personalità.  Molti profili infatti, come quelli istrionici, bordeline, ossessivo compulsivi, schizotipici, paranoidi e antisociali hanno come caratteristica comune il narcisismo, pur presentando delle loro caratteristiche specifiche (vedi i disturbi di personalità).

Ciò che caratterizza l’alto profilo narcisista rispetto agli altri tratti è la grandiosità, il bisogno costante di attenzione dagli altri per essere ammirati, credono di aver raggiunto la perfezione, e hanno timore che vengano rilevati su di sé difetti e imperfezioni.

Come la Rete “alimenta” il profilo del narcisismo digitale?

I social network -facebook, twetter, instangram, ecc- permettono di instaurare molte relazioni di tipo superficiale; questo soprattutto nel profilo di narcisismo overt, il quale è abile nell’instaurare relazioni di questo tipo. Dalle ricerche è emerso infatti che una delle caratteristiche che descrivono tale profilo narcisistico è il possesso dell’alto numero di amici, o dal misurare il numero di “like” che hanno.

Attraverso i social network le relazioni amicali possono essere molte, da centinaia a migliaia, e più facili da sostenere condividendo dei post rispetto ad una relazione autentica e reale “vis a vis”.  Si può affermare che la “Rete” facilita al narcisista la possibilità di instaurare tante relazioni superficiali. Accade di sentire persone che affermano “siamo amici su facebook, ma quando mi incontra per strada neanche mi saluta”. Il narcisista stando attento a porre l’immagine migliore di sé, può inserire foto attraenti e descrivere, attraverso l’informazioni su di sé, l’immagine che si vuole essere.

Il narcisismo nei sociali network risulta essere correlato all’alto numero di amici, all’esagerata promozione della propria immagine e alla presentazione di sé.

Ed ancora nei profili personali di facebook, instagram, twetter, ecc. sono risultati narcisisti coloro che hanno inserito nella maggior parte delle loro foto immagini in cui sono attraenti, sensuali e provocatori.

Per quanto riguarda le foto postate dai narcisisti, rispetto alle persone che non possiedono tale tratto o che lo possiedono in modo “salutare”, quale sano narcisismo, pubblicano sostanzialmente foto affascinanti, fashion, cioè si può dire perfette!

Sintomi del narcisismo digitale

Si può parlare di una sorta di narcisismo digitale, che da quanto afferma il professor Cantelmi (2012), nel momento in cui la persona presenta dei sintomi che possono essere più o meno vissuti e che debbano essere almeno 5 e sono:

  • stare sempre al centro della “web attenzione”;
  • essere impegnati a soddisfare i propri bisogni;
  • non tollerare rinvii o ostacoli;
  • essere seducenti, convincenti e manipolatori;
  • essere competitivi, esibizionisti e megalomani;
  • essere arroganti, egocentrici, intimidatori e aggressivi;
  • essere talvolta sprezzanti, invadenti e insensibili;
  • sentirsi superiori agli altri e di conseguenza pretendere privilegi e riconoscimenti;
  • non accettare critiche, né consigli, né dipendere dagli altri;
  • essere affascinati da chi è “sotto i riflettori”, ma anche essere molto invidiosi;
  • proiettare “parti di sé” sugli altri per soddisfare i propri bisogni;
  • se ostacolati i narcisisti reagiscono con scoppi di rabbia o più raramente con distimia e sintomi depressivi.

La dipendenza patologica del narcisista dai social network

Il concetto di Internet Addiction (internet dipendenza o retomania) nasce negli Stati Uniti intorno agli anni ’90 in cui lo psichiatra americano Ivan Goldberg (1995) definisce le caratteristiche psicopatologiche che poi sono state riprese e ampliate da Young (1996). In generale si fa riferimento alla tolleranza (bisogno di trascorrere crescente quantità di tempo su internet), sintomi di astinenza (irritabilità, ansia e tristezza) e credere di avere il controllo.

La persona con un prevalente profilo narcisista può giungere, nel caso di patologia,  a forme di dipendenza dalla Rete, definito da Cantelmi e Talli (2007) “addicted per azione”, in cui i vari social network simboleggiano gli specchi della vanità e del potere narcisistico.

La dipendenza dalla Rete, retomania o internet addiction, nel narcisista si innesca per ricercare fantasie di successo, potere, fascino e bellezza illimitati.

La patologia di dipendenza dalla Rete nel narcisista, come nelle altre forme di dipendenza a cui può andare incontro, si può leggere come colmare quel vuoto tra il suo falso sé e i bisogni negati. Il narcisista nelle relazioni di attaccamento con le persone criterio o caregiver (genitori e chi ne ha fatto le veci), è stato umiliato e/o genitori quale forma di dipendenza “sana” dagli altri, è stato costretto a costruire un falso sé, rinunciando al suo sé reale.

Bibliografia

Lowen, A. (1983). Narcisismo. Denial of the True Self, Macmillan Publishing Company (trad. it. Il Narcisismo. L’identità rinnegata, Milano, Feltrinelli Editore, 1985).

Wink, P. (1991). Two faces of narcissism. Journal of Personality and Social Psychology, 61, 590-597.

Cantelmi T., Talli M. (2012). Condotte tecno additive nell’era del narcisismo digitale Formazione Psichiatrica n. 2-3 Maggio-Dicembre, 41-46 http://www.toninocantelmi.it/userfiles/articolo-scientifici/condotte%20tecno-additive.pdf

Goldberg I. (1995). Internet Addiction Disorder. IAD, in Cinti M. E.(a cura di) Internet Addiction Disorder un fenomeno sociale in espansione (pp.6-7). http://www.iucf.indiana.edu/brown/hyplan/addict.html.

Young K. S. (1996) Internet Addiction: The emergence of a new clinical disorder CyberPsychology and Behavior, Vol. 1, No. 3, 237-244.

Narcisismo overt e covert: le due facce della stessa medaglia

Ingenuo, perché ti affanni a cercar di afferrare un’ombra che ti sfugge? Non esiste quello che cerchi…Quello che ammiri non che un tenue riflesso sull’acqua che se ne andrà quando andrai via tu (Ovidio, Le metamorfosi, III 433),

Caratteristiche del narcisista

Come le due facce della stessa medaglia, ciò che accomuna due persone, uomo o donna che siano, con una tipologia di narcisismo overt -manifesto e narcisismo covert –celato sono le seguenti caratteristiche:

  • bisogno di ammirazione da parte degli altri
  • fantasie di grandiosità
  • sentimento che “tutto gli sia dovuto”
  • mancanza di empatia
  • rafforzamento della propria autostima attraverso l’ammirazione degli altri
  • tendenza allo sfruttamento degli altri/manipolazione
  • sentimenti di arroganza, intolleranza, scarso controllo degli impulsi (aggressivi e erotici).
  • egoismo

Entrambe le suddette tipologie, overt e covert, si differenziano, nella patologia, lungo un continuum, che va da un livello minimo quale tratto caratteriale, fino a raggiungere l’altro estremo con un disturbo di personalità (vedi Disturbi di personalità), caratterizzato da alta pervasività).

Nello specifico il livello di empatia è il termometro che misura il livello di gravità del narcisismo.

Tipologie di narcisismo

Esiste un narcisismo sano, ossia un adeguato livello di investimento personale verso se stessi, che conduce ad una solida conoscenza di sé (self-concept), a spingersi verso sane ambizioni, a nutrire sentimenti di vitalità e di creatività verso una continua crescita personale. Una sana trasformazione del narcisismo nell’infanzia spiega l’empatia e l’insight psicologico nell’adulto.

Insight: in termini psicologici si può tradurre con le parole intuizione e presa di coscienza.

E’ un termine di origine inglese usato in psicologia per descrivere un’improvvisa e immediata intuizione -emotiva e cognitiva- rispetto a delle scelte, vissuti, ecc.

L’Oxford dictionaries ne spiega il significato nei termini di capacità di ottenere un accurate e profonda comprensione di qualcuno o di qualcosa.

Diversi studiosi, nel corso dell’attività clinica, hanno evidenziato che esistono diverse modalità di manifestazione del narcisismo, che diverge dalla solita immagine che nella cultura e nell’immaginario collettivo si ha del narcisista, quello di forma esibizionista-overt. La stessa enfasi è stata posta per la classificazione del disturbo narcisistico di personalità che nella stesura del DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) è stato sempre trattato facendo riferimento alla tipologia overt, seguendo l’elaborazione operata da Kernberg.

La forma alternativa di narcisismo che può manifestarsi sotto altre vesti, è la tipologia covert caratterizzata da inibizione e timidezza. Infatti, l’opposta natura dell’autostima del narcisista, che in quesa tipologia ha un’autostima bassa, ha dato origine ad una seconda atipica manifestazione del narcisismo, caratterizzata appunto da introversione, mancanza di fiducia di sè; tutto questo è ciò che la persona manifesta attraverso i suoi atteggiamenti e comportamenti, i quali mascherano una sottostante, esagerata arroganza, sentimenti che “tutto gli sia dovuto” ed esibizionismo (Kernberg, Kohut, Wink).

Masterson (1993) distingue una forma gonfia/esibizionista e una svuotata/ritirata di narcisismo. Entrambe le tipologie hanno una strutturazione psichica risultante dalla unione di una rappresentazione grandiosa di sé stessi ed una rappresentazione onnipotente dell’altro. Ciò che lì distingue è l’investimento emotivo principale, per il primo è verso sé stesso e per il secondo verso gli altri.

La forma gonfia/esibizionista della persona narcisista ha una rappresentazione di sé grandiosa e tende a svalutare le persone che non manifestano ammirazione nei suoi confronti (Es. sono il più bravo psicologo del mio settore, ho fatto di tutto per arrivarci e gli altri mi servono per ammirarmi, seguirmi e adularmi).

La forma svuotata/ritirata della persona narcisista ha una rappresentazione di sé inadeguata, con sentimenti correlati di umiliazione e rifiuto; per mantenere un sé grandioso vive di luce riflessa degli altri, attraverso la loro idealizzazione. (Es. come persona non valgo niente, ma se tu sei perfetto, un eccellente professionista o un buon amante, se sto insieme a te anch’io sono come te).

Millon (1996) distingue una forma elitaria e compensatoria di narcisismo.

La forma elitaria della persona narcisista, crede di essere superiore e speciale rispetto agli altri, anche nel caso in cui non raggiunge nella vita risultati che lo possano far sentire tale.

La forma compensatoria della persona narcisista, consapevole del suo vuoto interiore, cerca di colmarlo attraverso l’illusione della sua superiorità rispetto agli altri.

Tipologia di narcisismo: covert e overt

Ad oggi, gran parte degli esperti per descrivere e classificare le due tipologie di narcisismo  si rifanno soprattutto a Wink (1991).

Wink distingue una tipologia overt (grandioso/esibizionista) e covert (vulnerabile/sensibile) di narcisismo. La prima rappresenta una tipologia di narcisismo manifesto, mentre la seconda una tipologia di narcisismo celato.

Narcisismo overt

Il narcisista overt è caratterizzato da un’alta autostima, è estroverso presenta un alto senso di superiorità o pensa di far parte di un elitè superiore, manifesta aggressività, esibizionismo, ossessione per il successo, potere, autoindulgenza, un bisogno di essere dominante nelle relazioni interpersonali.

Instaura soprattutto relazioni interpersonali per poter essere ammirato e compiaciuto. Infatti è in grado di costruire tante relazioni interpersonali, ma sono essenzialmente superficiali e esprime una grande fiducia in sé. Le persone le servono per sostenere la sua grandiosità, per raggiungere i suoi desideri e obiettivi. Se gli altri non riconoscono tale leadership o non le viene riconosciuta l’ammirazione di cui ha bisogno può reagire con comportamenti e atteggiamenti collerici.  Nella vita familiare tende a dare più importanza ai figli che al partner.

Malgrado le occasionali illusioni di onnipotenza, il narcisismo attende da altri la conferma della sua autostima. Non può vivere senza un pubblico di ammiratori (Christopher Lasch).

Narcisismo covert 

Il narcisista covert, è caratterizzato da bassa autostima, è introverso, sensibile alle critiche e ai giudizi degli altri, svaluta se stesso e idealizza gli altri. Vive un senso di inferiorità e di inadeguatezza. I sentimenti di grandiosità, sono presenti anche in questa tipologia, ma rimangono come fantasie personali, in quanto non si sente in grado di poterle attuare. Attraverso l’idealizzazione dell’altro “gonfia” il suo sé. L’idealizzazione è l’esaltazione del valore e delle qualità di una persona, che non si attribuisce a sé e la vede come un’immagine riflessa nell’altro quale valore di “perfezione”.

L’atteggiamento esterno e che arriva alle persone è caratterizzato da timidezza e umiltà. Tende ad essere evitante nelle situazioni sociali. Tali caratteristiche potrebbero ingannare, pensando a una persona empatica, ma anche questa tipologia è molto centrata su di sè. Possono essere persone tendenzialmente invidiose e denigratorie nei confronti degli altri.  La persona con un profilo narcisista covert presenta sintomi depressivi e ansiosi. Alcune ricerche hanno dimostrato una correlazione-collegamento- tra questa forma di narcisismo e caratteristiche delle diverse forme di dipendenza, affettiva e da droghe.

L’uomo ama idealizzare, ma quando il sogno diviene realtà scatta l’indifferenza (Marcel Proust),

Bibliografia

Masterson, J.F. (1993). The emerging self: a developmental, self and object relations approach to the treatment of the closet narcissistic disorders of the self. New York: Bruner/Mazel.

Wink, P. (1991). Two faces of narcissism. Journal of Personality and Social Psychology, 61, 590-597.

Wink, P. (1992). Three narcissism scales for the California Q-set. Journal of Personality Assessment, 58, 51−66

 

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